Dalla Pianura Padana alla Patrouilles des Glaciers

 

Sacrifici, sonno arretrato, chilometri e fatica. Come ci si prepara alla Parigi Dakar dello Skialp che va in scena tra pochi giorni sulle alpi svizzere. Il racconto del mio amico Flavio Saltarelli, avvocato sempre pronto a lasciare in tasca la cravatta per passare a pelli di foca, sci e scarponi… 

Suona la sveglia. Le 3,30. Ho dormito poco più di tre ore. Ennesima sveglia da educazione siberiana. Se si vuole praticare skialp quando si vive in pianura, non si ha tanta scelta: o così, o così. E quest’anno per mettere fieno in cascina in vista della Patrouilles des Glaciers quasi tutti i sabati da novembre ad aprile non ci siamo tirati indietro. Lo straordinario è diventato ordinario. Far colazione nel cuore della notte, in fase rem, è un atto di eroismo. Poi via in auto verso Nord: Val Camonica, Valseriana, Valgrisanche, Val Formazza oppure al di là del confine rossocrociato. La scelta si fa solo la sera prima, in base all’ultimo bollettino del rischio valanghe e delle previsioni meteo.

Questa volta si punta a Realp, un angolo di Canada dove nasce il Rodano, sotto il Passo della Furka, dove la neve non manca mai, nemmeno quest’anno così avaro di materia prima.

Gianmaria Strinati ed io partiamo da Piacenza, Alex Keim ci raggiunge dalla provincia di Parma. Per lui la sveglia sarà stata almeno alle 2,30.

In auto si chiacchiera, si sognano prossime avventure bianche e c’è pure chi tenta, senza riuscirci, di dormire.

Milano scorre via, come Chiasso, Airolo, il Gottardo, Andermatt.

Alle 7,30 siamo a Realp, piccolo paese dei balocchi per gli skialper: quattro case, una stazioncina per l’immancabile trenino rosso con i binari a bordo strada, un bar. Niente di più. Tutto quello che basta; il resto lo mettiamo noi. I camini fumano a tutta: meno dieci gradi. Il sole si è appena scrollato di dosso la notte.

Sci ai piedi dall’auto, almeno mezzo metro di neve a quota 1400. S’inizia a salire: fino al Rifugio Rotondahutte sui crinali che dividono la Val Bedretto dalla valle di Andermatt, tanti appassionati in ordinata fila. Dall’attrezzatura e dagli zaini pesanti capiamo che non sono italiani: in Svizzera ed Austria non impera, come da noi, la ricerca del leggero a tutti costi. Molti li superiamo, tanti vanno alla piramide di roccia e neve del Pizzo Lucendro. Noi, invece, abbiamo in programma un tour “one push” che solitamente viene affrontato in due giorni. La scusa è quella di preparare la Patrouilles des Glacier di cui abbiamo già scritto su questo stesso blog: la Parigi-Dakar dello scialpinismo che ci vedrà ai nastri di partenza il 30 aprile, da Arolla a Verbier, sulle Alpi svizzere nella categoria “popoulaires”, cioè amatori. La verità è però che a noi piace cercare di andare un po’ di fretta, “fast&light” come recita anche il motto dell’abbigliamento supertecnico che portiamo ideato da Crazy Idea, un’azienda specializzata nello skialp, sorta in una cantina di Bormio una ventina d’anni or sono ed ora divenuta per gli scialpinisti quello che può essere la Ferrari per gli automobilisti.

Puntiamo al Leckinpass (2900 slm). Lo raggiungiamo dopo circa tre ore, causa qualche difficoltà a seguire la traccia gps. Il sole è abbacinante. Nessuno di noi è mai stato da queste parti.

Dal passo si apre un vero e proprio paradiso bianco, Dio qui c’e ancora, il Muttengletscher, uno strepitoso ghiacciaio bianco, intonso, senza anima viva. Solo noi tre.

Via le pelli di foca e giù a ricamare curve su tre dita di farinella vergine appoggiata su fondo duro fino a quota 2400, dove si ricomincia a salire. Destinazione vetta Stotzigen Firsten. Voltandoci indietro iniziamo ad intuire lo splendido anellone costituito dall’itinerario che stiamo compiendo tra queste cime, molte delle quali non conosco. Identifico invece il Dammastock, da cui nasce il Rodano, davanti a noi, dove sono stato anni fa; l’Oberland Bernese con l’Eiger sul fondo e la piramide nera del Galenstock.

Dopo circa 4 ore di salita non avverto particolare fatica, le gambe girano bene. Il programma di allenamento del noto preparatore di skialp di Bergamo, Andrea Begnis, mi ha migliorato, nonostante l’età non consenta miracoli. Non posso, infatti, permettermi di alzare più di tanto i ritmi poiché il recupero, a 59 anni, è molto lento.

Alex batte traccia, come al solito. Lui altoatesino trapiantato in Emilia ha un altro dna, è una “snow machine”, sempre avanti a noi, sempre senza apparente fatica, sempre sulla retta via. Lo segue Giamma, trailrunner convertitosi allo skialp durante il lockdown. Il ritmo è regolare. Al di là di tutto, loro hanno circa 15 anni meno di me e non sono pochi; io, poi, non ho mai avuto un motore di grande cilindrata anche se, grazie a passione e perseveranza, mi sono tolto tante soddisfazioni sportive e pochi sogni sono rimasti nel cassetto. Tra questi finire la mitica competizione di scialpinismo Patrouilles des Glaciers.

Mentre sono impegnato in queste riflessioni anche lo Stozingen Firsten è sotto le solette degli sci: siamo in vetta. Un tripudio di valli e convalli bianche sotto di noi. S’intravedono molti denti della cosiddetta “Corona imperiale” delle Alpi svizzere: i sette quattromila del Vallese posti quasi a raggiera tra i quali, tra meno di un mese, il 30 aprile, alle 3,30, saremo ai nastri di partenza.

Ora si spella (si tolgono, cioè le pelli di foca) per la discesona finale su neve che da farina è divenuta ormai panna cotta. Cerchiamo di scendere gli oltre millecinquecento metri di dislivello negativo minimizzando le soste; poche curve per velocizzare, il sole è feroce e rende i pendii insidiosi, i quadricipiti implorano pietà ed io, inebriato – o meglio inebetito – dalla discesa, invece che seguire le tracce di Alex e Giamma, sbaglio canalone e, quando ormai il fondo valle doveva essere a pochi minuti, mi ritrovo in un cul du sac: non si può più scendere, un salto di roccia enorme mi sbarra la strada; non è possibile traversare in quanto l’ora tarda (circa le 14,00) ha reso i pendii laterali estremamente valangosi.

Non resta che togliere gli sci, metterli sullo zaino, cercare una linea retta che non mi costringa a “tagliare” pericolosamente il pendio, disattivare il “faticometro” e raschiare il fondo del barile delle scarse energie per risalire per circa un’ora e ritrovare la retta via.

Alla fine, il gps al polso conta 28 km e mezzo per quasi 2300 metri di dislivello positivo. Un buon allenamento, ma soprattutto “un giorno grande” da festeggiare con un radler quando il sole inizia a lasciare il fondo valle di Realp. A noi invece resterà dentro ben di più, anche se tra tre ore la pianura ci riabbraccerà con la sua nebbia.

Come si prepara la Patrouilles des Glacier

 

La preparazione per una gara come la Patrouille des Glaciers è già di per sè una vittoria. Tanti scialpinisti vivono e lavorano lontano dalle località montane e quindi non hanno facile accesso, se non per uno o due giorni a settimana, ai percorsi su neve. Quindi come pianificare e organizzare una preparazione specifica? Inanzitutto occorre cercare di utilizzare mezzi di allenamento alternativi agli sci come possono essere la mountain bike o la bicicletta da corsa, i più fortunati avranno a disposizione percorsi collinari e addirittura gli skiroll per poter accumulare dislivello durante le uscite. Anche la palestra o gli strumenti di allenamenti indoor (tapis roulant, spin bike) sono molto interessanti, anche se a volte un po’ noiosi, ma con la giusta competenza e un po’ di fantasia possono dimostrarsi una valida risorsa. Si cercherà di concentrare le uscite di “volume” nel weekend, tendenzialmente più libero da impegni professionali, mentre durante la settimana l’attenzione sarà focalizzata sul potenziamento muscolare e su uscite più qualitative, anche camminando in salita con i bastoni da sci simulando il passo da skialper.

Non dobbiamo, poi, dimenticare l’importanza dei lavori dedicati al “core” (fasci muscolari addominali, paraspinali, flessori ed anca), alla mobilità e alla propriocezione, tutti aspetti estremamente interessati nelle uscite di skialp. A supporto di tutta la preparazione ci dovrà poi essere una dieta sana ed equilibrata, ed un’eventuale integrazione che dovrà essere testata prima della gara. Massaggi e auto massaggi attraverso elettro stimolatori o con il foam roller andranno a completare una preparazione davvero a 360 gradi.

Andrea Begnis

preparatore atletico scialpinismo