L’Ironman è diventato ormai una straordinaria macchina per fare soldi. Ha smarrito per strada lo spirito sportivo con cui era nato, nonostante l’aura da evento epico creata ad arte dalle politiche di marketing.
Condivide sempre meno con le prime edizioni improvvisate, nate per gioco. La prima sfida di Ironman nel 1978 si tenne alle Hawaii tra marines, per una scommessa, durante una bevuta, dall’idea del comandante John Collins di unire tre gare di resistenza locali in una sola: nuoto (3,8 km), ciclismo (180 km) e maratona (42 km). Il vincitore fu Gordon Haller, che impiegò 11 ore, 46 minuti e 58 secondi, dando inizio a una leggenda sportiva. Che oggi però è diventata un evento di massa. Una moda. Che ha più a che fare con il business, sempre di più, piuttosto che con lo sport. Un evento privato, fuori da ogni federazione. Dove non ci sono veri controlli anti doping, come gli atleti olimpici, legati alle federazioni, che ogni giorno devono dare la reperibilità e sono soggetti a controlli. E dove non si sa se chi vince è davvero il più forte o se la chimica lo ha aiutato ad andare più veloce.
Ironman negli ultimi anni è diventato un evento dove un amatore per partecipare deve pagare dai 750 ai 1000 euro, solo per iscriversi. Iscrizione che copre i costi dell’organizzazione, una medaglia finale, lo zaino con il logo dell’evento e l’anno, più gel, integratori e barrette offerte ai ristori (spesso fornite dagli sponsor). Iscrizione già molto cara, a cui vanno aggiunti i prezzi degli hotel – con le località ospitanti che quel giorno chissà perché, senza controllo, aumentano alle stelle i prezzi delle sistemazioni alberghiere – quelli degli aerei, dei transfer e dei ristoranti. Senza considerare i materiali – una bici da crono costa almeno 3mila euro, quelle non di prima fascia, ovviamente. Insomma, per partecipare a quella che alla fine è una lunga lenta gara di resistenza con se stessi di 3,8 km a nuoto, 180 di bici e 42 di corsa si spendono non meno di 3-4mila euro.
L’Ironman per l’aura della sfida impossibile è diventato così sempre più un evento, un sogno, a cui anela un esercito di quaranta-cinquantenni, per la gran parte uomini ma ci sono anche molte donne, di solito frustrati – dalla vita e dal lavoro – da esistenze che avrebbero sognato essere da copertina che si sono rivelate invece normali. Come tutti. L’Ironman è un obiettivo da conquistare, non una semplice sfida con se stessi. Solo per sentirsi dire all’arrivo “You’re an Ironman”… E per potersi fregiare del titolo di aver portato a termine una delle gare di resistenza tra le più dure. Dopo, appunto, aver sputato sudore e sudore, sei mesi minimo di allenamenti, pagato (i più convinti lo fanno) dei preparatori, spesso improvvisati, ex atleti o tecnici senza una reale competenza e speso, come detto, diverse migliaia di euro. Messo alla prova dei rapporti matrimoniali, trascurato figli e vita privata per lunghi mesi. Tutto quanto appunto per potersi fregiare di un titolo che però, alla fine, non ti ripaga da quanto hai fatto o non hai fatto nella vita, per le tue ambizioni rimaste incompiute.
Dello sport l’Ironman ha poco e niente. Tolto questo contorno di gara epica. Diventata sempre più un carrozzone per fare soldi. Provate a iscrivervi a un Ironman full. La gran parte degli eventi, nonostante i costi elevati e tutto il resto, registra il tutto esaurito mesi prima della partenza. La popolarità certo è favorita dai media, da personaggi popolari, giornalisti, conduttori radiofonici, influencer. Gente che continua a esaltare l’Ironman come la gara delle gare – non si sa bene se siano o no a libro paga – ma che di sicuro non paga nulla, rispetto ai comuni mortali, ospitati a gratis nelle competizioni e negli hotel a 5 stelle, e che continuano a menarla nei loro messaggi di propaganda con questa epica della fatica, trascurando però – chissà perché – il particolare di quanto costa partecipare a questo evento dove il soldo ormai ha preso il sopravvento sullo sport. Di sicuro sullo spirito sportivo.
Chi scrive ha concluso 4 triathlon distanza ironman full e diversi mezzi ironman. Alcuni del circuito ufficiale Ironman e altri, i più belli che ricordo, al di fuori del circuito del colosso globale Ironman, ora tornato sotto il controllo americano, dopo un passaggio ai cinesi di Wanda Sports nel 2020, transazione per un valore di 700 milioni di dollari che ha passato la proprietà ad Advance Publications, conglomerato media Usa che controlla tra gli altri Condé Nast, con una partecipazione significativa in Warner Bros.-Discovery, affiancato dal fondo di investimento Orkila Capital.
Ebbene gli Ironman più belli che ricordo sono quelli fuori dal circuito del gruppo della “M” con il pallino. Ricordo l’emozione di nuotare a Venezia nel Challenge Venice che purtroppo non è stato più organizzato dopo le prime edizioni. E l’Elbaman, il più bello in assoluto, mare negli occhi e salite e discese, che da quest’anno purtroppo non ci sarà più.
La sensazione che questo mondo dell’Ironman legato agli sport di fatica e alla triplice ormai stesse diventando un evento troppo di massa e troppo legato ai soldi è stata confermata da un episodio recente.
Per i miei 60 anni ho ricevuto in regalo da moglie e figli l’iscrizione all’Ironman di Cascais, vicino a Lisbona, in Portogallo, che si è svolto lo scorso 18 ottobre. Il regalo è costato 750 euro. L’Ironman di Cervia era già tutto esaurito e costava di più.
Mi sono allenato per mesi con l’idea di concludere il mio quinto e ultimo Ironman, per festeggiare i 60 anni. Ma un incidente, una brutta caduta in bici nell’ultima uscita in allenamento, cinque giorni prima della gara, ha reso impossibile la mia partecipazione. Sono caduto male a causa di una buca non visibile sull’asfalto su una strada che costeggia il Naviglio, a Turbigo. Caduta che mi ha causato la frattura poliframmentata e scomposta della clavicola sinistra, più fratture scomposte di 7 costole, uno pneumorotace con versamento ematico. Sono finito in rianimazione e dopo tre giorni sono stato operato. Mi hanno posizionato un paio di placche nelle fratture più brutte. Ma dopo tre mesi non sono ancora completamente guarito con alcune fratture non ancora consolidate. Vi risparmio i particolari (il dolore intenso, l’impossibilità di stare disteso per settimane, lo stop prolungato dal lavoro)… ma insomma la botta è stata forte e ovviamente, nonostante i miei buoni propositi e la preparazione che alla fine ero riuscito a portare a termine, incastrando lavoro e famiglia, il sogno di concludere il quinto IM non sono riuscito a realizzarlo. Amen.
Qualche settimana dopo l’uscita dall’Ospedale, ho provato a scrivere agli organizzatori dell’Ironman di Cascais. Ho raccontato l’accaduto che mi ha impedito di partecipare alla competizione, allegando i referti medici, e chiedendo la possibilità di ottenere un rimborso dei 750 euro versati all’unghia mesi prima, rimborso anche parziale, anche sotto forma di voucher o di sconto sull’iscrizione per partecipare a una prossima edizione dell’Ironman, che sarebbe stato giustificato dalla causa di forza maggiore dell’incidente. Non ho avuto alcuna risposta. Dopo diverse email e diverse settimane, la responsabile marketing di Ironman Cascais (che credo sia anche la stessa per tutta l’Europa) mi ha risposto con una email laconica comunicando che non era possibile alcuna forma di rimborso o di sconto. Secondo le loro “regole” il rimborso parziale sarebbe stato possibile solo se io avessi comunicato a inizio settembre l’intenzione di non partecipare alla gara. Un mese prima dell’incidente neanche avessi avuto dei poteri preveggenti per il futuro. Al danno la beffa: nel saluto della poco solerte dipendente Ironman nella sua risposta tardiva mi augura, nonostante tutto, le ossa rotte, i danni, i 750 euri da loro intascati senza far nulla, “una buona giornata”. Mi sono sentito davvero preso in giro da questi signori (si fa per dire). Un regolamento di gara ai limiti della truffa. Mi hanno spiegato poi esperti del campo che (per spillarti più soldi) quelli del gruppo Ironman hanno introdotto delle assicurazioni ad hoc, che si aggiungono al costo stellare delle iscrizioni. Al termine di questa brutta avventura (non so se è stata più brutta la caduta o la sensazione di fregatura arrivata da questi “signori”) mi viene da pensare a quanto siano polli tutti gli appassionati, compreso me ovviamente – sono centinaia di migliaia in tutto il mondo – che si ostinano ad andare dietro al marchio Ironman, nonostante tutto.
Per dire. A Cervia, Ironman italiano, che è diventato l’evento di punta del circuito IM mondiale – ho partecipato e concluso la prima edizione di Ironman Cervia diversi anni fa – lo scorso 20 e 21 settembre hanno partecipato oltre 6000 persone, provenienti da 80 nazioni. Di questi 6mila, i professionisti sono meno di cento. La gran parte sono amatori, come me. Ognuno di loro avrà speso dai 3 ai 5-6mila euro per prenderci parte, viaggiare, etc etc.
Ho trovato scritto da qualche parte che nel 2024 in tutto il mondo, più di 200mila atleti dai 5 continenti si sono registrati a un Ironman o a un Ironman 70.3 (un mezzo Ironman). I ricavi dell’Ironman Group per il 2024 non sono stati resi pubblici poiché l’organizzazione è di proprietà privata di Advance, ma gli analisti finanziari stimano che il giro di affari annuo si aggiri tra i 100 e i 250 milioni di dollari, con le quote di iscrizione degli atleti come fattore trainante principale, mentre la loro Pro Series ha offerto quasi 6 milioni di dollari in premi in denaro nel 2024, agli atleti professionisti.
Ma quanti soldi allora guadagnano i signori dell’Ironman dietro alla epica della fatica? L’Ironman è un evento privato che porta soldi, tanti soldi. Un evento di sport business e di entertainment marketing. Che ha un business model che mira alla larghissima partecipazione di atleti comuni, che pagano un’iscrizione per partecipare all’evento e al prestigio da quattro soldi che deriva alla fine dal potersi fregiare del titolo: “Io sono un Ironman”.
Non bastasse. Per attrarre sempre più gente, da evento di massa globale, i signori dell’IM hanno introdotto una progressiva differenziazione dell’offerta introducendo sotto il brand Ironman, una serie di eventi collaterali (Ironman Triathlon Series, Ironman 70.3, 5150 Triathlon Series Races, Iron Girls, Iron Kids e così via). Gli eventi Ironman si moltiplicano e sono in crescita, così come i partecipanti, pare. E non sembrano soffrire la crisi economica.
La verità però è che l’Ironman non è uno sport. Lo sport si chiama triathlon, ed è uno sport olimpico e paralimpico, che fa capo a federazioni sportive nazionali in tutto il mondo. Gli eventi Ironman invece – come mi ha mostrato la mia disavventura – hanno alla fine un unico obiettivo: fare business.